In occasione del Congresso Eucaristico Nazionale, a pochi mesi dalla nomina del nuovo Pontefice Papa Benedetto XVI, questo articolo vuole evidenziare come il nome Benedetto sia collegato a due figure illustri della nostra città. San Sabino con San Benedetto e Padre Losito con Benedetto XV.

 

Il nome “Benedetto” unisce Padre Losito Servo di Dio e San Sabino Vescovo nella fede e nella testimonianza cristiana
(di Don Mario Porro, Vicepostulatore)

La scelta del nome di Benedetto da parte del nuovo Papa può aver sorpreso molti.
Il nome del Papa esprime la radice storica e personale che Egli vuole evocare.
La memoria, infatti, va immediatamente al suo più recente predecessore, Giacomo della Chiesa, che assunse il nome di Benedetto XV, il quale conobbe il dramma della guerra con la frantumazione dell’Europa e la nazionalizzazione degli stessi cattolici.

Benedetto XV è l’unico Papa contemporaneo a portare questo nome prima di Joseph Ratzinger. Tuttavia il nome di Benedetto non può non richiamare per noi pugliesi, la figura del Servo di Dio Antonio Maria Losito: negli ultimi due anni della sua vita terrena (1914-1917) ebbe modo di conoscerlo direttamente e di mettere al servizio del nuovo Sommo Pontefice le sue qualità di mente e di cuore.

Noi, intanto, desideriamo ringraziare Dio per il dono di questo Papa. Lo facciamo con le parole del nostro umile missionario, Padre Losito, che nel lontano 1915 ebbe ad esultare per la sua prima udienza, augurandogli di servire la Chiesa di Roma e del mondo intero per molti anni.

Dagli appunti traspare la profonda considerazione ed il filiale affetto del Servo di Dio nei riguardi del Santo Padre. Aspetti che in questo articolo noi approfondiamo.

Così scriveva il nuovo Vicario di Cristo, eletto il 16 Settembre 1914, a Padre Losito, come ringraziamento per aver ricevuto in dono “una cassa di uva eccellente”, tramite il Cardinale Van Rossum :“Eminenza, sarò grato all’Eminenza Vostra se si compiacerà di ringraziare come io nella prego, il rev. Padre Losito, per il dono di uva squisitissima inviatomi per mezzo di lei. Del Padre Losito io ricordo di aver sentito parlare fin da quando ero addetto alla Segreteria di Stato; spero di avere occasione di conoscerlo personalmente. Frattanto voglia l’Eminenza Vostra comunicare la benedizione apostolica a lui,  al clero ed al popolo del paese che egli sta ora evangelizzando”.

Il nome del Servo di Dio non gli era dunque estraneo e certamente gli ricordava qualche avvenimento importante accaduto o quantomeno di sentito dire negli ambienti vaticani sulla santità della sua persona, anche per i rapporti singolarissimi avuti con il suo predecessore.

E siccome il Padre soggiornava nella città pugliese, (Canosa, Ottobre-Novembre 1914) per la raccolta dell’obolo cittadino per i diademi aurei da confezionarsi alla icona della Madonna della Fonte, da lì spedì al nuovo Papa una magnifica uva prelibata ed in seguito anche altri pacchi di uva e di mandorle.

In una delle tante udienze private che il Cardinale Rossum ebbe, il Santo Padre gli manifestò il desiderio che nutriva di incontrarlo e di conoscerlo di persona. Fu lo stesso Cardinale belga a combinare la prima udienza in primavera perché, scrivendo al Servo di Dio, gli comunicava che: “Il Santo Padre era contento di vederlo in quel periodo”.

Con Papa Benedetto XV, l’agenda di Padre Losito registrerà solo due udienze, la prima ricevuta il 30 Aprile 1915 e la seconda il 3 Maggio dello stesso anno.

Quando il Santo Padre lo vide per la prima volta disse: “Finalmente siete venuto!”.

La lettera che la descrive fu spedita da Pagani (SA) dieci giorni dopo, indirizzandola a Mons. Staiti, allora Vescovo di Andria. In questa lettera esprime al Vescovo i suoi sentimenti di gioiosa gratitudine e di venerazione per il Papa a causa dell’udienza privata concessogli, e di ciò che aveva ottenuto per se e per Canosa. L’altare dedicato al Cuore di Gesù, esistente nella Basilica di San Sabino fu dichiarato “Altare privilegiato” con annesse indulgenze. Fu concessa l’indulgenza plenaria per l’incoronazione della Madonna della Fonte che avrebbe dovuto realizzarsi il 5 Agosto del 1915, ma causa gli eventi bellici ed i numerosi lutti fu differita.

Successivamente il Papa gli scrisse una lunga lettera angustiato per la nomina dell’Arcivescovo di Benevento e domandava un parere per l’elezione di Mons. Ascalesi a quella sede metropolitana. Padre Losito lo rassicurò dopo aver assunto informazioni sul “prescelto” presso il suo confratello Padre De Lucia, che gli parlava di ottime referenze di apostolato. Di questi brevi incontri, sono molte le testimonianze, le più importanti sono state incise sul marmo e sull’argento, come il Decreto d’Incoronazione del 25 Aprile del 1915 nel primo anniversario del pontificato, tanto da essere ricordato come il Papa della Regina Pacis; e il Decreto della Concistoriale del 9 Giugno 1916 che elevava a dignità di Cattedrale Onorifica la Basilica di San Sabino. Tuttavia, il nome di Benedetto non può non richiamare il fondatore del monachesimo occidentale ed il più autorevole Vescovo pugliese del VI Secolo, Sabino di Canosa (514-566). San Sabino e San Benedetto dovevano avere molti tratti in comune. Quell’incontro con Dio che riempiva la interiorità, ma che non esplodeva nella comunità, era una riduzione che non accettava. Benedetto aveva la statura di Cristo. Dalla sua ricchezza è mosso a costruire non solo le mura del monastero, le celle, il coro, ma gli uomini di Dio. Sabino ama Benedetto, condivide i suoi piani di lavoro, il suo costante darsi agli altri. Fa costruire un monastero nella sua Diocesi per trapiantare mentalità e stile benedettino. E fu forse il primo ad intuire la necessità di un rinnovamento morale  religioso per la nostra popolazione contadina.

Quanto all’amicizia tra Sabino e Benedetto, Gregorio Magno affermava che il Vescovo canosino era molto familiare e spesso si incontravano per conversare. Assume grande rilievo l’argomento della conversazione riferitaci dal racconto gregoriano: Sabino, nella previsione dell’imminente incontro del Re goto Totila in Roma, e del saccheggio a cui sarebbe stata sottoposta la città, esprime la sua tristezza, pensando alla desolazione che ne sarebbe seguita; però, Benedetto oltrepassa i limiti di un episodio bellico per situare lo spettacolo della desolazione di Roma in una cornice di più vaste proporzioni, anche temporali: Roma a gentibus non exterminabitur, sed tempestibus, coruscis et turbinibus ac terrae motu faticata, marcescet in semetipsa.

San Sabino vive un’epoca nevralgica per la storia della Chiesa, quella successiva alle lotte per il Concilio di Calcedonia. È anche l’epoca del primo scontro sul primato romano. Ed è l’epoca della grande restaurazione “calcedonese” di Giustino e, soprattutto, di Giustiniano.

Il Santo pugliese si presenta, dunque, come una figura che ha dedicato la sua vita all’affermazione del papato nella cristianità. Consigliere e legato di Papi estremamente diversi tra di loro, dal filorientale Giovanni I al filogotico Bonifacio II, per finire all’intransigente antiariano Agapito I, Sabino seppe destreggiarsi con un’eccezionale abilità diplomatica. Il fatto di mantenerlo al primo posto rivela il talento, la tempra e la fedeltà del Vescovo di Canosa.

Accanto al servizio svolto a favore della Sede Apostolica, la vita del Santo pugliese ci presenta una spiritualità affine a quella di San Benedetto, al punto che Gregorio Magno volle riservargli uno spazio notevole nei suoi Dialoghi, inserendolo nel gruppo dei Padri Italici, non facendo dimenticare questo suo passato al servizio diplomatico della sede romana, per l’unità ecclesiale e l’armonia teologica con la Chiesa d’Oriente.

Il Servo di Dio Losito, missionario redentorista (1838-1917), e San Sabino, Vescovo Ecumenico del VI sec.: due uomini guidati dallo Spirito, vissuti in due tempi storici diversi e lontani tra di loro, ma accomunati da uno stesso ideale di unità. Non una unità astratta ma concreta attorno a precisi punti di riferimento in cui spicca Roma, il suo Vescovo, la sua fede e la sua tradizione. Non un potere sovrano, ma la sorgente di una comunione sempre al servizio di Dio e della Chiesa. 



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