Particolare della Sacra Spina di Gesù Cristo

Nell'imminenza dell’evento, durante la Quaresima del 1910, il Padre Redentorista fu invitato espressamente dal Vescovo, Mons. Staiti “a dare gli esercizi spirituali al popolo e al Clero, per eccitarli maggiormente alla fede e alla preghiera.”. Ma fu impossibilitato ad essere presente a causa della sua salute, sia prima che dopo il miracolo.Pur assente fisicamente, egli volle far giungere il suo pensiero attraverso numerose lettere durante la preparazione dell’evento e dopo l’avvenuto prodigio.
 Il Padre impossibilitato a causa della “sua mal ferma salute e l’incostanza della stagione”  , e per questo addolorato, così scriveva al Vescovo Staiti in data 3 marzo 1910: “Si può immaginare S. E. Rev.ma di quanta pena mi sia tale decisione, impedendomi di assistere al miracolo della S. Spina. È stata per me la più grande mortificazione” . Padre Losito inviava un’altra lettera in data 17 marzo 1910, oggi la definiremo “pastorale”, che invitava tutti sacerdoti e il popolo a prepararsi a questo evento. Lo stesso dava delle indicazioni prima della lettura di tale lettera: “Amerei che venisse letta a tutto il Clero nell’oratorio della S. Spina, dopo aver invocati i lumi dello Spirito Santo col Veni Creator Spiritus, tre ave a Maria SS. e tre Gloria Patri alla S. Spina di Nostro Signore”. Anche in questa occasione ribadisce il suo profondo dispiacere per la sua assenza, “ma il Signore ha disposto che stessi poco bene, ed io, nell’umiltà del mio spirito, vado ripetendo – non mea, sed tua voluntas – Però, se non col corpo, certamente con lo spirito sarò in mezzo a voi, a pregare e violentare il Cielo pel grande miracolo della S. Spina”. In una nota il Canonico Agresti mette in evidenza che il miracolo si avverò anche grazie alla fede e alla preghiera incessante di P. Losito.
Il padre Liquorino suggerisce al Clero e al popolo, per fronteggiare “ i nemici di Dio, invasati del demonio”, i quali, spera, si convertiranno a Dio, come fece il “buon ladro”, di avvalersi della mediazione di Maria, per la felice coincidenza del 25 marzo col Venerdì santo. Come per l’incarnazione Dio richiese il consenso a Maria, così anche per la nostra redenzione “non volle attuarla senza l’intervento di Maria”. Per cui Losito invita anzitutto i sacerdoti ad invocare Maria, in quanto mediatrice tra noi e suo Figlio, Gesù. Scrive così: “Questa violenza al cuore di Maria la dobbiamo fare principalmente noi Sacerdoti” per cui suggerisce ai sacerdoti, condottieri del popolo Santo, con la benedizione del Vescovo di “predicare le glorie di Maria, la grande parte che Ella ha avuto nell’umana redenzione, come Ella è la Tesoriera e la dispensatrice di tutti i tesori di Dio”.
Oltre alla predicazione il servo di Dio indica alcuni impegni per il popolo, come la preghiera, la fuga dal peccato, la frequenza ai Sacramenti e alla Chiesa, la mortificazione e il digiuno. A proposito del digiuno suggerisce il digiuno delle “anime innocenti voglio dire dei bambini lattanti, che in quel giorno dovranno prendere minore quantità di latte”.
La lettura di questa lettera suscitò in maniera unanime molta ammirazione “per quell’uomo di Dio, che, di lontano, tanto si interessava per il conseguimento del miracolo della S. Spina e che forse, in gran parte, devesi alle preghiere di quel sant’uomo se il miracolo avvenne!” così chiosava il Canonico Agresti.
Come apprendiamo dalle cronache del tempo e dalle tante pubblicazioni, l’evento ebbe molto clamore anche per il fatto che si perpetuò per molti giorni e che avvenne il giorno 26 marzo invece del 25 marzo. Le cronache raccontano che in quel 25 marzo 1910 il miracolo tanto atteso non avvenne. Così gli increduli poterono accusare la Chiesa che tutto l’avvenimento fosse nient’altro che una presa in giro da parte della religione cattolica. Ma quando il sabato santo la reliquia fu spostata dalla tribuna costruita per l’occasione situata sul presbiterio, all’altare della cappella di S. Riccardo, dove da sempre è avvenuto il miracolo, alle ore undici, essendo già iniziata la Messa solenne di Pasqua sull’altare maggiore, mentre il celebrante intonava il Gloria, “da alcuni sacerdoti e borghesi, che erano in preghiera, fu notato un sensibile cangiamento nel colore delle macchie suboscure, che si sono impresse sulla S. Spina”. La meraviglia, la gioia e la commozione di tutto il popolo che gremiva il Duomo di Andria è sentimento comune e così lo descrive da testimone oculare il canonico Agresti: “noi, che fortunatamente ci trovevamo in quell’ora all’adorazione della S. Reliquia, ci levammo dall’adorazione, ed, osservata attentamente la S. Spina, notammo che, non solamente le macchiette, ma anche quella della punta di essa rosseggiava di vivo sangue, dilatandosi sempre più verso il centro”.
Il vescovo riunitosi con i periti e i notai, dopo aver constatato l’avvenuto prodigio, fu redatto il verbale di ricognizione.
La notizia si diffuse velocemente e ne fu informato anche Padre Losito, il quale invia tre lettere, che ora sintetizziamo.
A miracolo avvenuto, in data 12 aprile 1910, esprime tutta la sua gioia per il “prodigio operato da Dio”, che è avvenuto nella “Gloria della Santa Resurrezione”. Il missionario redentorista rilegge l’evento come “un vero trionfo della S. Spina della nostra Religione”. Promette inoltre una lettera a tutto il Clero (lettera in forma pastorale) e ringrazia S. E. per la copia del giornale “Trionfo della S. Spina e della nostra religione” e ne chiede ancora copie ai propri confratelli e figli spirituali.
Nella seconda lettera chiede preghiere alla S. Spina per lui e l’intera Congregazione dei Redentoristi, poi allega la lettera “in forma pastorale” di P. Losito al clero e al popolo di Andria. Il Santo uomo dà una lettura duplice dell’evento accaduto il sabato invece del venerdì, come detto giorno è dedicato dalla tradizione alla Vergine Maria e, nello stesso tempo quel giorno corrispondeva alla Resurrezione, “per dare alla Santa Spina tanto più di gloria”. Il ritardo col quale è avvenuto il miracolo è stato causato dall’incredulità dei “nemici”. Sottolinea come il miracolo è stato frutto della fede incrollabile del popolo di Andria, che è stato ricompensato dal perpetuarsi del miracolo per molti giorni, di modo che tutte le città limitrofe hanno compiuto pellegrinaggi alla S. Reliquia ed ora la città andriese è diventata famosa: “oggi il suo nome risuona benedetto sulle labbra di tanti popoli, oggi la città di Andria si eleva sopra tante città pel tesoro immenso affidatole dal Cielo e per la predilezione che le porta il Nostro Divin Redentore.”
Per questo il padre liguorino, incita il popolo a venerare “con fede superiore al passato”sia la Sacra Spina che Maria Vergine e Madre di Dio, dando delle indicazioni pastorali molto interessanti. Consiglia e propone che “l’ultimo sabato di ogni mese sia riservato al culto speciale della Santa Spina e della Vergine Addolorata”, chiedendo a Monsignor Stati di “esporre la S. Spina unitamente alla Statua dell’Addolorata alla venerazione dei fedeli”, e prima della venerazione dei fedeli, i “sacerdoti, come condottieri del popolo santo, canterebbero solennemente l’inno della Corona di Spine: Exite Sion filiae – Regis pudicae virgines – Christi coronam cernite – Quam mater ipsa textuit , ecc. dopo si canterebbe lo Stabat Mater. A tal riguardo il canonico Agresti chiosa la lettera con una nota a piè pagina: “Vogliamo sperare che il desiderio del P. Losito sia messo in esecuzione”.
Inoltre propone al Vescovo Staiti la traduzione in italiano e la messa in musica dell’inno della S. Spina “onde possa cantarlo il popolo”, e che tra i pellegrini “non dovrebbero mancare i bambini lattanti portati in braccia dalle loro madri, e verrebbero tutti uniti ad un’ora determinata, perché anch’essi concorsero al miracolo col loro digiuno, colla loro veglia, colle loro grida e col loro pianto”. A sera poi ci sarà la conclusione con la benedizione del popolo con la sacra Reliquia. A riguardo della traduzione dell’inno il canonico professore si assume l’impegno di tradurlo e musicarlo.
Oggi sarebbe auspicabile raccogliere gli inni alla Sacra Spina, approfondendoli e commentandoli, di modo che abbiamo nella diocesi una testimonianza di quella che era la fede dei nostri padri che trova in queste forme popolari la più alta espressione di devozione verso la sacra reliquia.
I suggerimenti pastorali suggeriscono una riflessione sul carattere popolare che il Padre ha dato all’intero evento, utile a rinforzare la fede in Cristo e nella Vergine sua madre da parte di tutti, persino dei lattanti. Anche l’elemento della traduzione in italiano dell’inno è segno di attenzione perché il popolo di Dio entri e sia partecipe del Mistero di Dio.
Il Padre conclude questa lettera con un auspicio: “Ed ora rinnovando con tutti le mie vivissime congratulazioni fo voti che il Nostro Divin Redentore continui sempre a prediligere e glorificare la città di Andria, e che la città di Andria gli sia sempre fedelissima nel professare coraggiosamente la sua fede e praticare fedelmente i doveri di nostra sacrosanta Religione”.
A chiosa di questa lettera l’Agresti annota: “Questo documento è un prezioso retaggio, che quell’uomo di Dio lascia alla nostra città, e servirà quale baluardo a difesa della fede contro quei tristi, che vorrebbero strapparcela dal cuore”.
Il legame tra il servo di Dio e la Sacra Spina va oltre la morte e la sua influenza arriva anche nel miracolo del 1921. Abbiamo infatti, testimonianza nella lettera pastorale di Mons. Tosi, Vescovo dell’epoca , per la Quaresima del 1921. Mons. Tosi sottolinea la grande attesa del popolo che sta suscitando non solo “meravigliosa curiosità”, ma un vero salutare risveglio di pietà e raccoglimento. Il Vescovo fa un excursus storico degli altri eventi e di come in tutte le altre date il prodigio si è avverato. Molto spazio è riservato a quello del 1910 sia per il fatto che si è avverato il giorno dopo, il sabato Santo, che per il perpetuarsi dell’evento per molti giorni dopo. Mette in evidenza che tale prodigio è “un intervento positivo e solenne di Dio ai nostri riguardi” e non un “trucco ed impostura”. Anche se questa apologia contro chi non crede nell’evento è molto meno intensa del precedente, perché si era in pieno periodo fascista.
Ma quando il vescovo parla della coincidenza tra il venerdì santo ed il 25 marzo lascia la parola al “santo uomo”, morto in fama di santità.
Il padre liquorino indica la strada per invocare il Signore che è quella dell’invocazione a Maria perché Ella è la protagonista non solo dell’Incarnazione, ma anche della morte di Cristo. P. Losito invita i sacerdoti a supplicare il cuore di Maria, rivestirsi delle sue virtù, predicare la gloria di Maria, come corredentrice.


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