La Chiesa dell’Immacolata

È una della quattro chiese rettoriali costruite nell’abitato di Canosa di Puglia a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Situata su un asse viario principale, nel 1800 toponomasticamente denominato prima come Via Irpinia, poi Via Mediterranea per Andria ed al presente come Via Corsica. Le uniche notizie storiche ricavabili si possono dedurre da tre principali fonti: la prima è il testamento pubblico della signora Maria Petroni, rinvenuto dal notaio Leonardo Intraversato l’1 Dicembre 1878; la seconda è l’iscrizione dedicatoria esistente sull’architrave dell’unica porta d’ingresso della Chiesa. Esaminando il testamento certamente olografo, siamo informati che la Chiesa in oggetto ebbe come fondatrice la signora Maria Petroni, la quale ottenne un terreno del Canonico Tesoriere Don Giuseppe Basta1, suo zio materno.
Otto anni dopo la proclamazione del dogma mariano dell’Immacolata Concezione, cioé nel 1862, fu iniziata la sua edificazione.
Difatti così leggiamo nel documento: “…Mi trovo aver cominciato lo edifizio di una Chiesa dedicata all’Immacolata Vergine SS.ma sulla Strada Mediterranea, al limitare di questo paese…”.
La signora Petroni, coniugata con Pasquale Caporale, aveva vincoli di parentela con i nipoti maschi di casa Ferrara e cioè Francesco, Alfonso, Ferdinando e Gianbattista, cittadini di Rivisondoli (AQ)2, ai quali ingiunse l’obbligo di “…completarla (la Chiesa) a proprie spese, non solo, ma ancora a spese della rendita dei fondi che andrò in appresso a legare al Monistero…”.
Dunque i Ferrara, in qualità di eredi, completarono la Chiesa, sulla sua fabbrica e nei suoi arredi, portando così a compimento la pia intenzione della zia Maria Petroni, vera e propria fondatrice dell’edificio.
All’origine dunque troviamo la committenza non legata al clero capitolare, né all’iniziativa di un singolo sacerdote e neppure a quella di un sodalizio confraternale, ma bensì di un laico benestante, che costituisce una Chiesa di diritto familiare.
La motivazione che porta la signora a realizzare una tale opera è, questo si legge nel documento: “…Era mio desiderio, com’era desiderio pure della mia diletta figlia già morta, e questo desiderio lo è ancora e lo sarà con l’aiuto del Sommo Iddio, di voler fondare un piccolo Monistero con clausura e con Chiesa accanto, dedicandosi alla Vergine SS.ma Immacolata Stella Mattutina, per la gloria del Signore, e per le fanciulle povere, e per le orfanelle povere naturali di Canosa, e già mi trovo di aver acquistato il suolo sulla Strada Mediterranea, al limite di questo paese, avendo già gittato le fondazioni della Chiesa, e questa Chiesa appunto è quella di cui sopra io parlavo degli obblighi caricati ai miei nipoti Ferrara…”.
La Chiesa non doveva dunque sorgere come costruzione isolata, né tantomeno una risposta ad una devozione popolare o privata, ma bensì ad un preciso scopo di natura morale ed assistenziale: l’istituzione di un monastero di clausura per l’assistenza all’adolescenza femminile. Cosa che solo dopo, nel 1945, prenderà consistenza con la venuta della Congregazione delle Suore Alcantarine di Castellammare di Stabia.
La seconda fonte la prendiamo dall’iscrizione che ci informa sull’intitolazione del luogo di culto e sull’anno di chiusura dei lavori.
Si legge:

LA PIETA’ VERACE

QUESTO TEMPIO ALL’IMMACOLATA STELLA MATTUTINA ERESSE

A.D. MDCCCLXII

PER MARIA PREGATE

CHE RICORRE A VOI

La terza fonte sono le iscrizioni poste sulle campane: sulla campana piccola troviamo incise le parole:

ANTONIO RIPANDELLI

DI S’ANGELO DEI LOMBARDI FECE

A.D. 1876

Mentre su quella grande:

A.D. 1877

SIGNORA MARIA PETRONI

Con l’effigie: S. Lucia e l’Immacolata.

Infine sulla campana media:

SIGNORA MARIA PETRONI

A.D. 1877

effigie: San Giuseppe e l’Immacolata

DESCRIZIONE:

La Chiesa ha una sola navata, con pianta quadrata, lungo la quale scorrono dei semipilastri sormontati da capitelli di stile ionico montati a stucco. Riceve la luce esterna da alcune finestre: quella centrale è situata sulla tribuna; un’altra è al di sopra dell’altare dedicato a San Giuseppe; una terza, ora murata, si trova sopra l’altare del Sacro Cuore; una quarta (circolare) lascia mandare il suo fascio di luce sul presbiterio dietro l’altare maggiore. Ha un’abside trilobata. I piedidritti, gli architravi delle porte sono tutti lavorati in pietra di Minervino Murge. La tribuna, ossia coretto, poggia su tre archi svasati, situati su quattro colonne di ordine ionico, sempre lavorati in pietra.

L’altare maggiore è “in unicum”, lavorato in tufo e in pietra, specie i plinti, i capi altare, il tabernacolo e le cornici come rivestimento.

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  1. La proprietà del Tesoriere Basta iniziava dall’attuale Via Kennedy, salendo a destra fino a raggiungere Via Corsica, angolo Villino Saccinto, inglobando così Palazzo Barbarossa-Coppola (ex casa Basta), la Chiesa di Gesù e Maria (terreno Basta), Palazzo De Muro, ora distrutto.
  2. Famiglia di origine abruzzese e grandi latifondisti.   



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