Il Ciborio Basilicale di San Sabino: icona liturgica dello Spirito Santo.

Sono trascorsi ben novantuno anni da quando furono realizzati l'altare basilicale e il magnifico ciborio che lo ricopre, il quale emerge solennemente dal fondo dell'abside del Duomo di San Sabino. Una ricorrenza dunque che non può passare inosservata ma anzi diventa un motivo in più per soffermarsi a riflettere sul significato liturgico ed artistico di tale opera, che ebbe il nostro Servo di Dio come "promotore" eccellente della sua realizzazione. Il ciborio è una creazione originale dell'arte cristiana per esprimere nel campo costruttivo la sovraeminente dignità e importanza liturgica dell'altare.
Padre Antonio Maria Losito
partecipò alla realizzazione dell'Altare Maggiore, raccogliendo l'obolo presso il popolo canosino per la sua costruzione e richiedendone, con una lettera a Papa Pio X, la consacrazione ufficiale. L'opera costò lire 15.000 e rappresentò l'ultimo grande slancio di devozione del Servo di Dio verso il Celeste Patrono, dopo il restauro della Confessione. Il monumento non fu solo il coronamento dei lavori di restauro, ma anche il desiderio di ripristinare l'antico linguaggio simbolico di cui il ciborio medievale era ricco.



Vista del ciborio dal basso con particolare del capitello


Il linguaggio del Ciborio

Etimologia della parola:
il ciborio, dal latino "ciborium", è il padiglione a pianta quadrata che si innalza sopra l'altare.

Significato liturgico:
l'altare è presenza viva di Cristo, anche nei momenti in cui non si celebra l'Eucarestia. Se si lega l'altare al ricordo della Cena di Gesù, nulla impedisce di legare il Ciborio all'epiclesi, cioè alla preghiera liturgica di invocazione e discesa dello Spirito Santo.

Espressione artistica: il ciborio canosino è racchiuso in un insieme di elementi simbolici non trascurabili: il quadrato (base delle colonne) e l'ottagono (copertura piramidale). Il ciborio è composto di 52 capitelli differenti l'uno dall'altro più 4 grandi, arrivando ad un totale di 56 pezzi differenti di forma e di gusto ma tutti di imitazione medievale. Le colonnine sono del numero di 48, con 32 basi del primo ordine (primo ottagono), e sedici del secondo ordine (secondo ottagono). Le 5 basi (corrispondenti ai 4 dadi sotto le colonne e l'ultimo alla base stessa del podio) e colonnette sono di marmo rosso di Puglia, ternite, levigate e lustrite, abbinate al calcare lumachella, una qualità di pietra che si trova alla profondità di 7 metri dal piano di campagna. Mentre i 4 grandi architravi sono tutti di marmo di Carrara, provenienti dalle cave delle Alpi Apuane. All'interno degli architravi ritroviamo inserite le seguenti iscrizioni:

Fascia esterna:

  • Sabine pete a Domino et impetrabis
  • Peto Domine ut quiescat ira tua
  • Et esto placabilis
  • Super nequitia populi tui
  • Sabino, domanda al Signore e otterrai
  • Ti prego, o Signore, affinché cessi la Tua ira
  • E sii benigno
  • Al di sopra dell'iniquità del tuo popolo

Fascia interna:

  • A. D. MCMVIII + stipe conlata + popolus canusinus
  • Cura peculiari P. Antoni Losito SS. Red.
  • Paschalis Malcangi coratinus architectus et magister.
  • Nell'anno del Signore 1908 + con il denaro raccolto + il popolo canosino
  • E con particolare cura di Padre Antonio Losito del SS. Redentore
  • Architetto e maestro Pasquale Malcangi.

Vista frontale del ciborio

Particolare delle due piramidi


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