Cenni biografici

 

Padre Antonio Maria Losito: un esempio di vita

Il Servo di Dio Padre Antonio Maria Losito, Redentorista, nacque il 16 dicembre 1838 a Canosa di Puglia (Ba) e nello stesso giorno ricevette il santo battesimo con il duplice nome di Antonio e Filomeno.
Il padre, Antonio Losito, non ebbe la gioia di conoscere il figlio, essendo morto poco più di un mese prima (il 12 novembre 1838), vittima di un gravissimo infortunio sul lavoro.
Toccò quindi alla madre, Maria Celeste Ricco, donna assai religiosa e timorata di Dio, il compito di far crescere sano e santo il piccolo Antonio, che, rimasto orfano, appena decenne, anche della mamma, fu affidato alle cure della nonna materna, residente a Margherita di Savoia (Fg).
A 17 anni decise di farsi Redentorista ed entrò nel noviziato di Ciorani (Sa) il 24 novembre 1855.
Nel dicembre dello stesso anno vestiva l'abito religioso ed il 24 ottobre 1856 fu ammesso alla professione dei voti religiosi. Ricevette a Materdomini (Av), dove compì gli studi superiori, gli ordini minori il 15 maggio 1859, il suddiaconato a Nusco (Av) il 19 marzo 1861, il diaconato a Materdomini il 15 marzo 1862 e fu ordinato sacerdote a Nusco il 5 aprile dello stesso anno.
Dopo l'ordinazione sacerdotale si fermò 5 anni a Materdomini per perfezionare i suoi studi e nel 1867 dovette far ritorno a Canosa  a causa della soppressione degli Istituti Religiosi.
Ritornò nel gennaio 1887 nella sua congregazione a Pagani (Sa), ove si prodigò per ventun'anni alla formazione dei giovani redentoristi della Provincia Napoletana.
Nel 1907 fu eletto Superiore della Comunità di Pagani e nel 1909 venne nominato Superiore della Provincia Napoletana.
Collaborò attivamente con Bartolo Longo, di cui divenne confessore e direttore spirituale. Il Papa S. Pio X lo stimò molto e l'ebbe come consigliere e collaboratore. Anche Papa Benedetto XV gli dimostrò stima e affetto, giovandosi dei suoi consigli.
Padre Losito non ebbe una salute molto valida. Ciò nonostante non respinse mai lavoro, responsabilità, sacrifici, veglie e macerazioni. Alla fine, la sua fibra, robusta più spiritualmente che fisicamente, venne meno e, tra dolori lancinanti, provocati dal male che lo vessava, morì all'età di 79 anni, il 18 luglio 1917 a Pagani. Le sue esequie furono un trionfo. Si volle che la sacra salma attraversasse le vie della città in festoso corteo processionale sotto una pioggia di fiori.
Sepolto nel cimitero cittadino, in un luogo distinto, fu esumato il 30 ottobre 1920 e collocato nell'antico oratorio dei Redentoristi, accanto alla Basilica di S. Alfonso.
Il 9 aprile 1983, l'urna contenente i preziosi resti mortali di Padre Losito, fu traslata a Canosa di Puglia, sua città natale, e decorosamente collocata nell'ultima cappella, a sinistra, della navata destra della Basilica di S. Sabino, a favore della quale egli, da vivo, si prodigò moltissimo: dai lavori di restauro della Cattedrale all'altare basilicale, dalle colonne d'oro alla Madonna della Fonte, da Gesù Bambino al monumentale organo.
Quando Padre Antonio era vivo e risiedeva a Pagani, questa città era meta ininterrotta di Canosini, che accorrevano con tanta fiducia a lui per implorare grazie e ricevere consigli. Ora è a Canosa, muto nelle sue spoglie mortali, ma vivo con il suo spirito e la sua virtù, diventati ancora più taumaturgici essendo egli, nel cielo, più vicino a Dio. Dovrebbero i Canosini superare con coraggio il muro assai spesso del materialismo e dell'edonismo della vita e trasformare la tomba del Servo di Dio in un ideale punto d'incontro. Potrebbe questo diventare l'elemento risolutore per ottenere da lui grazie e probità di vita ed invocare da Dio il dono dell'elevazione del nostro concittadino all'onore degli altari, prima come beato e poi come santo.
  

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